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Fili Fatali - Claudio Massini ai civici musei della città di Trieste
25 luglio - 5 novembre 2009

Sabato 25 luglio, alle ore 20, presso l’affascinante spazio museale del Civico Museo Sartorio (largo Papa Giovanni XXIII), si inaugura la mostra del pittore Claudio Massini. In parallelo, opere di Claudio Massini saranno esposte fino al 5 novembre all’interno dei seguenti musei civici della città di Trieste: Civico Museo Sartorio, largo Papa Giovanni XXIII n. 1 (da martedì a domenica, dalle ore 9 alle 13); Castello di San Giusto, piazza della Cattedrale n. 3 (da lunedì a domenica, dalle ore 9 alle 19); Civico Museo di Storia ed Arte, via della Cattedrale n. 15 (da martedì a domenica, dalle 9 alle 13); Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, via Rossini n. 4 (da martedì a domenica, dalle 9 alle 19); Civico Museo d’Arte Orientale, via San Sebastiano n. 1 (mercoledì e sabato, dalle ore 9 alle 13); Civico Museo Morpurgo, via Imbriani n. 5 (martedì e domenica, dalle 9 alle 13); Civico Museo del Mare, via Campo Marzio n. 5 (da martedì a domenica, dalle ore 8.30 alle 13.30). L’appuntamento, è stato realizzato dall’Associazione Juliet in collaborazione con il Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura, Direzione Area Cultura, Civici Musei di Storia ed Arte. Questo progetto espositivo ha cercato di legare l’affetto e la memoria dell’artista per la città della sua gioventù con le opere contenute nei suddetti musei, creando così un dialogo tra il presente e il passato. Infatti, Claudio Massini artista dell’arte totale, è vissuto a Trieste fino all’età di diciott’anni, studiando decorazione pittorica all’Istituto Statale d’Arte “E. e U. Nordio”, nella scuola di Riccardo Bastianutto, Ugo Carà, Dino Predonzani. Conoscenze e materiali acquisite all’interno di un percorso di studi tradizionali, ma che ritornano nel suo attuale modo di esprimersi, tutto votato al culto della bellezza e della preziosità della superficie cromatica, fattori oggi coniugati secondo un sentire contemporaneo. Il primo moto dell’animo che si avverte, come impulsivo e irrefrenabile, nell’avvicinare l’opera di questo grande artista è quello di sfiorare con il palmo della mano la tela dipinta, come se ci si trovasse di fronte a un intarsio di legno e marmo e si pretendesse di saggiare le diverse temperature dei materiali impiegati, o a una pelle conciata e dipinta e si ritenesse di doverne vagliare la rugosità, o a un guscio d’animale lavorato con incastri di zaffiri e rubini e ci venisse il capriccio stimarne la preziosità, o a una tovaglia intrecciata da ricami e bordure e se ne volesse testimoniare l’accuratezza delle finiture. Tale è lo stupore e la sorpresa che si prova di fronte a queste alchimie pittoriche che, ci pare lecito pensare a un’opera di antica fattura, quasi a un effetto rocaille, mentre, all’opposto, il senso forte della vita, seppure in sottofondo e meno avvertibile, è dato proprio dalla fede in una visione gremita di sensi, nella pagina scritta col segno, che si snoda talvolta a rilievo e talaltra in profondità, come in un intreccio di simboli scarificati. Siamo dentro una spontanea e genuina esuberanza espressiva; un’esuberanza che vuole meravigliare (accantonando la centralità del corpo umano), catturare (alimentando l’idea di una vita iperdecorata), colpire con forza (come fossimo investiti dalla caduta repentina e fragorosa di una montagna di rocce e terra), e che pone il suo punto di forza in una tecnica particolarissima e ingannevole. Ma, al di là di ogni squisito appiglio tecnico, è sostanziale il richiamo indiretto alla testimonianza di artisti di somma levatura: da David (per la compostezza ed eleganza delle sue narrazioni) a Matisse (a causa della fede in un esasperato decorativismo), da Picasso (per una inesausta cavalcata su segni linguistici e materici) a Duchamp (in virtù dell’aspetto intellettualistico e ideologico dell’intero suo lavoro). Negli anni del relativismo morale e ideologico (ampiamente testimoniati dalla leggerezza volatile di tante opere divulgate da un mercato ufficiale ancorché monocorde), la durezza strutturata di Claudio Massini pretende di fare da argine, fondando, in nome della complessità, una nuova scuola del pensiero figurativo a cui far corrispondere un rigoroso impianto di costruzione formale. Il progetto, curato da Roberto Vidali e coordinato da Gary Lee Dove, è stato sostenuto da: Pasticceria Penso, da Cheni & Tutta Immobiliare, Museo Ferroviario, Associazione Metastorica, Parco Foundation, Studio Tommaseo-Istituto per la documentazione e diffusione delle arti, Twins Club. Main sponsor: LAMBDA Scientifica srl e C.T.S. Nella serata inaugurale i vini saranno offerti dal Consorzio Vini Doc Carso; mentre il rinfresco sarà curato da Paolo Grabar e dal Caffè Vatta. Ha assicurato la sua partecipazione l’Accademia musicale-culturale Harmonia di Cividale del Friuli, diretta da Giuseppe Schiff. Per ulteriori info: 040 300241 info@twinsclub.it

Claudio Massini
4 dicembre 2008 - 24 gennaio 2009
Inaugurazione: giovedì 4 dicembre 2008 ore 18

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Per la sua nuova personale milanese, Claudio Massini ha scelto i suggestivi spazi dell'Allegra Ravizza Art Project di via Gorani 8. Dal 4 dicembre al 24 gennaio 2009, dieci tele occuperanno la galleria e racconteranno il percorso creativo dell'artista nato a Napoli ma triestino d'adozione.

E questa sua felice contaminazione tra cultura tirrenica e adriatica è stata molto bene evidenziata da Philippe Daverio in uno dei cataloghi che hanno accompagnato le sue numerose mostre, in Italia e all'estero: "Massini, nella mente e nell'aspetto è il risultato d'una congiunzione assai bizzarra. È nato a Napoli e parla con l'accento triestino, che è poi quello di suo padre. Deve molto a Napoli e forse altrettanto a Trieste. È cresciuto accanto al Museo Archeologico ed è diventato sin dalla prima infanzia una sorta di erede pompeiano. Ma s'è pure formato con gli echi d'un mondo kakanico dell'Europa di mezzo ora scomparso. Le leggerezze dello Jugendstyl, le eleganze della Secessione, i cromatismi d'un decadentismo tutt'altro che decadente lo hanno immediatamente contaminato".

Claudio Massini espone fortemente nel suo lavoro il concetto che permette all'artista di attingere da una forma ideale del bello, del sogno, della coerenza lirica. Tutta la ricerca poetica di Massini fino dagli esordi è basata su regole nuove e ritrovate, da un'estetica positiva della bellezza.

In questo progetto espositivo Massini affianca l'eleganza e la pulizia formale delle piccole opere degli anni ottanta con la nuova freschezza di un lavoro che affonda le radici nella storia dell'arte. I grandi firmamenti azzurri dell'ultimissima produzione sono la nitida conseguenza delle note "stanze visionarie" che l'artista ha realizzato lungo tutto il tragitto della sua carriera.

La prima sensazione che si avverte nell'avvicinare il lavoro di Claudio Massini è il desiderio di sfiorare con il palmo della mano la superficie dipinta, come se ci si trovasse di fronte a un intarsio di legno e marmo e si pretendesse di sentire le diverse temperature dei materiali impiegati, o a una pelle conciata e dipinta e si ritenesse di doverne vagliare la rugosità.

E' ovvio il richiamo indiretto alla testimonianza di artisti di somma levatura: da Jacques-Louis David per la compostezza ed eleganza delle sue narrazioni, ad Henri Matisse per la fede nel decorativismo fino a Pablo Picasso per una inesausta cavalcata su segni linguistici e materici.


Claudio Massini ( Napoli 1955 ):
ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti. Oggi vive e lavora a Casier (Treviso). Tra le sue mostre principali, segnaliamo "Duello" alla Galleria Amelio di Napoli; Art Basel 21 a Basilea 1989; "Stanze Metastoriche" alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna 2003,Mûcsarnok di Budapest; "Collezione Privata" all'Associazione Metastorica Italiana di Milano e "Il Gioco Della Dama" al Lingotto Art-Tech di Torino, "Lo scandalo della pittura" Palazzo Sarcinelli 2006. Ha inoltre partecipato alle seguenti mostre collettive: "X Quadriennale d'Arte", Palazzo delle Esposizioni, Roma; "Ambiente come sociale", XXXVII Biennale di Venezia; "L'altra metà del cielo", Museo Rupertinum di Salisburgo, Galleria d'Arte Moderna di Bologna, Galleria Nazionale d'Arte Moderna Mûcsarnok di Budapest; "Posizioni attuali dell' Arte Italiana", Premio Agenore Fabbri, MART, Palazzo delle Albere,Trento; "Punti di vista", Museo Revoltella, Trieste; "Un secolo d'arte italiana", MART, Rovereto; "D'Après' da Anzinger a Warhol", Gas Art Gallery,Torino; "La più bella galleria d'Italia", Galleria Toselli, Fortezza da Basso, Firenze; "Un Estate Italiana", Die Galerie, Francoforte; Leila Taghinia-Milani Heller Gallery, Madison Avenue, New York; Arco 1990, Madrid; Arte Fiera 1998, Bologna; Art Basel 20,22 e 23, Basilea.

Milano, ottobre 2008

con la collaborazione di Elena Ientile