Alberto Biasi è nato a Padova nel 1937. Dopo una formazione umanistica si iscrive nel 1959 al Dipartimento di Architettura della Scuola di Belle Arti di Venezia, nonché al corso principale in Disegno Industriale. Poco dopo lascia il corso biennale e nel 1962 frequenta il corso superiore in Disegno Industriale con una borsa di studio. La conoscenza e lo studio dei movimenti di neoplasticismo, futurismo e dada sono senz’altro utili per il suo lavoro artistico. Ne risultano le sue prime opere, che realizza nel campo dell’arte cinetica e soprattutto in riferimento agli effetti ottico – prospettivi del movimento virtuale.
Nel 1960, a Padova, Alberto Biasi e Manfredo Massironi fondando il Gruppo N, assieme a Toni Costa, Ennio Chiggio e Edoardo Lansi. Massironi e Biasi sono teorici del gruppo. Insieme al Gruppo T milanese, il Gruppo N costituisce il nucleo interno degli avvenimenti dell’arte programmatica e cinetica italiana.
Le attività del gruppo e dei singoli membri sono intessuti inestricabilmente: numerose opere portano la firma “Gruppo enne” spesso seguita anche dai nomi di tutti e cinque gli artisti. La concezione e realizzazione comune prende la precedenza sulla personalità individuale. Il Gruppo sviluppa inoltre una serie di attività didattiche e popolari, fra cui l’organizzazione e la presentazione della mostra “La nuova concezione artistica”, originaria della Galleria Azimut di Milano, con opere di Breier, Castellani, Holweck, Klein, Mack e Manzoni, a cui si aggiungono anche opere di Biasi e Massironi.
In questo periodo (fine 1960), si tiene la prima mostra a Padova in spazi propri con il nome di Gruppo N, con il titolo-sfida “Nessuno è invitato a intervenire”. Questa mostra dietro porte chiuse, accompagnata da un catalogo, contiene le dichiarazioni artistiche del gruppo e al tempo stesso un’esortazione a non intervenire nella manifestazione.
Biasi partecipa a Zagabria al movimento Nuova Tendenza e partecipa alle seguenti importanti mostre: “Bewogen Beweging” nello Stedelijk Museum di Amsterdam (1961); “Nove tendencije”, nella Galleria Suvremene di Zagabria (1961); “Arte programmata” nello showroom Olivetti a Milano (1962) che poi diventa itinerante in Europa e negli Stati Uniti; “Oltre l’informale” nel Palazzo del Casinò della Repubblica di San Marino (1963). In riferimento a questa mostra Argan approva le indagini cinetico-visive e programmate, innescando una polemica vivacissima.
Nel 1964 seguono le mostre di “Arte programmata” nel Royal College of Arts di Londra; “Nouvelles tendances” nel Palazzo del Louvre di Parigi, nonché la sala personale al XXXII Biennale di Venezia. Una mostra riepilogativa, “The responsive eye”, al MOMA di New York nel
1965 mette l’arte in vista al livello internazionale. Sebbene il gruppo si sia ufficialmente sciolto, il museo Sztuki a Lodz in Polonia organizza una retrospettiva nel 1967. Per quanto riguarda la Germania, il Gruppo mostra nel 1963 nello Studio f di Ulm. Fino al 1963, gli artisti organizzavano le mostre in proprio nello studio Enne di Padova, mettendo gli spazi a disposizione anche di altri artisti che lavoravano nello stesso stile, tra cui Antonio Calderara, Bruno Munari, Dadamaino e il Gruppo T.
Dedicano particolare attenzione anche alla sperimentazione dell’intersezione visiva, in opere in cui si sovrappongono o si sistemano a stretto contatto lastre colorate di PVC su una superficie monocroma. Queste sono opere del “Regolamento a Zero” linguistico, come i dipinti nero-grigi, che allo stesso tempo esegue con i primi rilievi ottico-dinamici. Queste opere di rilievi ottico-dinamici, forme mosse, strutture, foto riflessioni dinamiche e ambienti sono opere cinetiche, in cui più importanza viene attribuita all’esperimento che al movimento virtuale. Nel 1962 Biasi è uno dei proponenti dell’arte programmata. La sua prima mostra personale si tiene allo Studio Enne di Padova nel 1961. Le sue opere sono soggette alle leggi della percezione visiva e all’influenza degli studi della teoria gestaltica e delle teorie di cibernetica e dalla psicologia sperimentale.
È del 1961 la sua “Proiezione di luce e ombra”, che crea la luce nello spazio, proiettandola attraverso una lastra perforata con l’interferenza di ventilatori elettrici. Nel 1962 segue la serie “Interferenza dinamica”, un precursore diretto del più tardo “Rilievo ottico-dinamico”. Nell’anno seguente, 1963, nasce la serie di “Cinereticoli spettrali”, formati da prismi in matecrilato, elettromotori, frese luminose e specchi laterali su fondo bianco. In queste opere, Biasi cerca di approfondire la percezione della luce, di differenziare la composizione e l’autorealizzazione nello spazio, nel reale e poi nel virtuale.
Le opere del gruppo sono costruite con materie semplici, trattate da opere collettive e così firmate, sebbene ogni singolo artista dia la direzione al lavoro nel proprio campo. Nel 1965, con la riduzione dei presupposti ideologici per il lavoro in comune, il Gruppo N si scioglie sotto la pressione delle contraddizioni fra i membri. Uno dei motivi dello scioglimento è il fatto che le opere collettive non vengono mai accettate, né dai collezionisti, né dal mercato dell’arte.
Nello stesso anno, Biasi, Landi e Massironi fondano il nuovo Gruppo ENNE 65. interessati principalmente nell’Op Art (arte ottica) e nell’arte ambientale, gli artisti si impegnano con fonti motrici elettriche e luce artificiale per creare intere situazioni spaziali intese a fare vivere allo spettatore esperienze visive, motorie, sensorie e spaziali. Questa è un’arte fortemente razionale e programmata, totalmente coerente nella pianificazione e realizzazione.
Biasi persiste nel suo approccio artistico personale, sperimentando soprattutto con immagini cinetiche la costruzione di strutture dinamiche e fotoriflessioni e la realizzazione di progetti spaziali di percezione instabile, indagini nello spazio che cambia. Dopo il 1970, sperimenta le infinite possibilità della modulazione formale dell’oggetto ottico dinamico (elementi geometrici rotanti) tramite le strutture lamellari in PVC della serie dei “Politipi”. Più recentemente Biasi punta alla sintesi delle esperienze precedenti, in base a cui combina elementi in rilievo, della specie dei “Politipi”, con forme geometriche rotanti o teorie con un forte impatto cromatico e formale. A partire dal 1980, i suoi lavori incorporano fenomeni cromatici. Le sue opere appaiono in più di settanta mostre personali e partecipano a circa quattrocento collettive, fra cui alla Quadriennale di Roma, 1973 e 1986, e la Biennale di Venezia, 1986.
Negli ultimi anni l’artista crea dipinti e studi cromatici con e senza strutture a rilievo, con tematiche concentrate principalmente sul movimento armonico e la definizione di una nuova spazialità.