L’ARTE DEL SILENZIO E DEI RUMORI

Piano sperimentale 1 | Musica Futurista
Percorso sperimentale n.5 + una riflessione su John Cage

Inaugurazione martedì 15 ottobre 2019
dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Dal 16 ottobre al 16 novembre 2019
Via Nassa 3/A | Lugano

La Galleria Allegra Ravizza è lieta di presentare il suo primo percorso tematico sperimentale sulla comprensione dell’utilizzo del rumore, proponendo un percorso a tappe che ha inizio nel 1910 con primi manifesti della musica futurista di Francesco Balilla Pratella, prosegue con le grandi invenzioni di Luigi Russolo e termina negli anni Novanta con le rivoluzionarie opere musicali di John Cage.

Il Futurismo nasce in Italia come movimento inevitabile e inarrestabile, come espressione di quel bisogno di cambiamento e novità conseguente al divulgarsi delle nuove scoperte scientifiche. Fu questo bisogno di rinnovamento che portò i giovani futuristi come Giacomo Balla, Filippo Tommaso Marinetti, Francesco Balilla Pratella e Luigi Russolo a sfondare le mura costringenti del passatismo in nome della libertà e del cambiamento.

In questo periodo di fermento, di importanza fondamentale è la figura di Francesco Balilla Pratella (Lugo, 1880- Ravenna, 1955), iniziatore e massimo esponente del Futurismo musicale. Balilla Pratella, un anno dopo il primo “Manifesto Futurista” del fondatore Filippo Tommaso Marinetti, pubblica “Il manifesto dei musicisti futuristi” del 1910, facendosi portavoce del sentimento futurista e della necessità di rinnovamento. Ed è proprio l’originale di questo manifesto a costituire una delle prime tappe di questo percorso sperimentale dove l’interessato potrà leggere le potenti parole di Balilla Pratella rivolte ai giovani musicisti, cariche di energia e libere da ogni paura di giudizio: <<… La reazione dei passatisti mi si riversi pure addosso con tutte le sue furie. Io serenamente rido e me ne infischio: sono asceso oltre il passato, e chiamo ad alta voce i giovani musicisti intorno alla bandiera del Futurismo>>[1].

L’invito di Balilla Pratella a percorrere le vie del futuro viene colto dal pittore Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947) che, in risposta al grande musicista futurista, inventa <<una nuova arte che tu solo puoi creare: l’Arte dei Rumori, logica conseguenza delle tue meravigliose innovazioni>>[2]. Questa straordinaria intuizione viene presentata da Russolo nel manifesto del 1913 intitolato appunto “L’Arte dei Rumori”. Qui infatti scrive: <<La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesimo secolo, coll’invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini>>[3]. Nel testo il pittore futurista analizza la distinzione tra suono e rumore, una diversità che deve essere approfondita per arrivare a <<rompere questo cerchio ristretto di suoni puri e conquistare la varietà infinita dei “suoni-rumori”>>[4].

 Nei mesi successivi alla pubblicazione del suo manifesto, Russolo, con l’aiuto dell’amico pittore Ugo Piatti (Milano, 1888- Milano, 1953), inizia la costruzione dei primi intonarumori, degli strumenti musicali composti da una scatola rettangolare, una tromba ed una manovella, capaci di ricreare le sei famiglie di rumori esposte nel suo scritto.

 
Il 2 giugno 1913 Russolo presenta davanti a duemila spettatori nella sala del Teatro Storchi di Modena lo Scoppiatore, un intonarumore che riproduce il rumore di un motore a scoppio in due ottave. Il pubblico si dimostra totalmente impreparato ad una simile rappresentazione musicale: risate clamorose, grida violente, urla e fischi riempiono la sala sovrastando il suono del motore.

In Galleria l’interessato avrà la possibilità di riascoltare quegli stessi rumori che produssero allora tanto scalpore e ilarità, udendo in prima persona la rivoluzionaria intuizione di Russolo.

Se i passatisti si dimostrano totalmente impreparati e chiusi alle innovative macchine musicali, numerosi artisti italiani ed europei rimangono sorpresi e affascinati da queste. In Francia, le invenzioni di Russolo sono apprezzate enormemente dal celebre registra francese Jean Painlevé (Parigi, 1902- Parigi, 1989) tanto che nel 1928 presenta il suo film “The Octopus” musicato proprio dagli intonarumori. Il video, riprodotto nella sala della Galleria, potrà quindi essere ascoltato insieme ai rumori originali di Russolo in una sintonia che rende omaggio ad entrambi gli artisti.

 

In Italia, a Milano, il 4 febbraio 1914 Marinetti scrive a Balilla Pratella: <<Non dimenticare inoltre la tua prima intenzione importantissima, mi pare e giusta, d’introdurre nell’orchestra del tuo “Aviatore Dro” due, tre, quattro o cinque o anche più intonarumori di Russolo. Questa è di una importanza enorme, a parer mio, poiché mentre Russolo prepara i tentativi di una orchestra completa di intonarumori, tu devi, mi sembra, dare assolutamente il primo esempio di orchestra mista, o meglio, di orchestra solita arricchita d’intonarumori. Pensa a tutto ciò.  Credo questa innovazione assolutamente necessaria nella tua opera…>>[5].

Pochi mesi dopo, il 15 maggio 1914 la celebre rivista letteraria Lacerba pubblica il primo spartito per intonarumori e orchestra scritto da Balilla Pratella. L’interessato potrà leggere sulle vecchie pagine consumate e ingiallite dal tempo le note dell’orchestra insieme ai segni degli Scoppiatori e dei Ronzatori, che verranno successivamente inseriti nelle musiche della composizione futurista per eccellenza: L’Aviatore Dro di Francesco Balilla Pratella.  

Balilla Pratella inizia la stesura dell’opera, divisa in tre atti, nel 1913 terminandola l’anno seguente e scrive: <<Il mio “aviatore” è visto e inteso da me attraverso tre fasi essenziali della sua vita complessiva: nel primo atto l’uomo-Dro non è aviatore di fatto, ma lo è di già potenzialmente. Lo preme l’istinto; lo preme la volontà di superamento della bassezza e della corruzione che lo circondano, lo preme l’aspirazione di purificazione del corpo e dello spirito. Nell’atto secondo è decisamente aviatore terreno. L’Uomo-Dro povero, vive a contatto diretto con la natura e si sta apprestando al supremo tentativo di distaccarsi dalla terra a volo, per perdersi nel mare del cielo, per sfuggire al se stesso sensuale e materiale. Nel terzo atto il cielo ha restituito alla terra la macchina in forma di rottami e l’uomo in fin di vita>>[6]

 

È infatti sulle note (o sul fracasso) dello schianto di Dro che l’interessato lascerà la sala futurista per entrare nel mondo del musicista sperimentale John Cage (Los Angeles, 1912- New York, 1992) che recepisce le intuizioni futuriste elevando il rumore, e in particolare il silenzio, a parte integrante fondamentale della sua composizione musicale.

Una delle opere più importanti e rivoluzionarie nella storia della musica è la composizione 4’ 33” che racchiude il pensiero che Cage vuole trasmettere e mostrarci: il silenzio assoluto non esiste, <<Dovunque ci troviamo, quello che sentiamo è sempre rumore. Quando lo vogliamo ignorare ci disturba, quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto che ci affascina>>[7]. Durante un suo concerto Cage interrompe l’orchestra e lascia che per quattro minuti e trentatré secondi a “suonare” siano la sala e i suoi spettatori con i loro suoni casuali: la caduta di un oggetto, il ronzio di un insetto o il respiro degli spettatori stessi. Con questo brano egli vuole dimostrare come in realtà il silenzio, come noi lo concepiamo, non corrisponda né fisicamente né acusticamente alla realtà e come in fondo esso sia comunque un’emissione di suono. L’essere umano è perennemente circondato dai suoni-rumori generati dall’ambiente in cui vive, quegli stessi rumori che Russolo per primo intuì dovessero essere elevati a <<suono>>.

Seguendo questa linea di pensiero, ognuno di noi è quindi in grado di suonare la propria 4’ 33”. Durante la mostra l’interessato avrà l’occasione di essere partecipe della “nostra” 4’ 33”, che verrà registrata nella sala della galleria per poter essere ascoltata in diretta da coloro che lo vorranno in tutto il mondo.

Il percorso si conclude nella sala successiva della galleria, dove è esposto l’ultimo lavoro realizzato da John Cage: Mozart Mix.

Mozart Mix (1991) è la prima installazione sonora prodotta in edizione e si compone di una scatola di legno al cui interno sono inseriti 25 nastri che contengono le musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e 5 lettori di cassette con altoparlanti. Qui l’ascoltatore sarà quindi invitato a scegliere casualmente cinque nastri che verranno riprodotti contemporaneamente scoprendo come, anche in un’apparente sovrapposizione disarmonica di suoni, l’armonia riesca comunque a prevalere.


John Cage, “Mozart Mix”, 1991, 25 cassette, 5 registratori, in scatola di legno firmato

 

[1] F. Balilla Pratella in “Manifesto dei Musicisti Futuristi” (1910)

[2] L. Russolo nel manifesto “L’Arte dei Rumori” (1913) fa riferimento ai tre manifesti di Francesco Balilla Pratella “Il manifesto dei musicisti futuristi” (1910), “La musica futurista-Manifesto Tecnico” (1911) e “La distruzione della quadratura” (1912).

[3] L. Russolo, manifesto futurista “L’Arte dei Rumori” (1913)

[4] L. Russolo, manifesto futurista “L’Arte dei Rumori” (1913)

[5] F. T. Marinetti, lettera a F. Balilla Pratella del 4 febbraio 1914 in “Caro Pratella”, G. Maffina, 1980

[6] F. Balilla Pratella in “Caro Pratella”, G. Maffina, 1980

[7] J. Cage, “Silenzio”, 1961

 

 

Galleria Allegra Ravizza 

L’ARTE DEL SILENZIO E DEI RUMORI
Piano sperimentale  

Via Nassa 3/A 6900 Lugano, CH

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